La mediazione nel campo dell’arte parte dallo stabilire cosa sia arte per ognuna delle parti coinvolte. La casistica principale è quella connessa a problematiche di successioni e delle divisioni ereditarie in cui la mediazione come sappiamo è obbligatoria e condizione di procedibilità della domanda. In una successione talvolta si litiga su cespiti che contengono oggetti d’arte o intere collezioni. Il vantaggio principale della mediazione anche in questo campo, come sempre, è quello di essere un procedimento tendenzialmente breve con costi contenuti.
Ma nell’accordo raggiunto in una mediazione in materia successoria quanto incide il valore affettivo indipendente dal concreto valore di stima? Quanto nel raggiungimento del BATNA Interiore così come definito da Willian Urry, pensando ad una valutazione economica dell’oggetto d’arte, influiscono le motivazioni personali e del tutto indipendenti dal valore dell’oggetto stesso? E se nella successione l’oggetto d’arte è valutato dagli eredi, oltre che per il valore economico anche per quello affettivo? Quali sono le tecniche per la corretta gestione delle emozioni nella mediazione dei conflitti ereditari familiari?
In mediazione, le parti hanno l’opportunità di esplicitare gli interessi sottesi la controversia. La partecipazione per risolvere la controversia, di un art advisor, di avvocato specializzato in diritto dell'arte, di uno storico che conosce un particolare artista che sia in grado di dire se un quadro è autentico o meno, deve tener conto dell’elemento arte inteso come oggetto e degli interessi personali non strettamente economici.
L’intelligenza emotiva nella gestione dei conflitti ereditari familiari risiede nel riconoscimento e nella gestione delle emozioni. Nel contesto dei conflitti legati all’eredità, le emozioni possono essere particolarmente intense e risalire a radici profonde nell’esperienza di ogni erede. L’intelligenza emotiva permette di affrontare questi conflitti in modo costruttivo, identificando le emozioni e le loro cause e lavorando per trovare una soluzione pacifica tra gli eredi. Nel contesto dei conflitti ereditari familiari, il mediatore agisce come un facilitatore neutro, che aiuta i membri della famiglia a discutere i loro problemi in modo calmo e obiettivo. Questo è particolarmente importante perché i conflitti ereditari familiari sono spesso emotivi e carichi di tensione, poiché coinvolgono questioni di eredità e successione, la cui gestione può essere fonte di tensione e litigio.
I conflitti ereditari familiari esercitano un impatto emotivo significativo su famiglie e individui coinvolti. Questi conflitti possono sfociare in liti legali e dispute incessanti, portando a conseguenze disastrose come la divisione familiare e la perdita dei legami affettivi. Inutile dire che la gestione delle emozioni nel contesto dei conflitti ereditari familiari è fondamentale per risolvere tali situazioni. Ciò che rende questo aspetto ancora più importante nei confronti di quella che si chiama eredità relazionale, che non è legata esclusivamente al patrimonio ma viene ereditata attraverso i legami di sangue e i rapporti familiari. La capacità di risolvere i conflitti ereditari in modo pacifico ed efficace può prevenire la distruzione di queste relazioni e preservare i legami familiari per le future generazioni.
È importante non perdere di vista i valori familiari e l’eredità relazionale. Ogni famiglia ha una sua storia che va oltre l’aspetto puramente economico legato all’eredità. Preservare questa dimensione emotiva è fondamentale per mantenere la forza e l’unità della famiglia stessa. A volte i conflitti ereditari possono rischiare di distruggere questa eredità relazionale, causando traumi e ferite profonde nelle relazioni familiari e portando a divisioni permanenti. La corretta gestione delle emozioni e l’aiuto di un mediatore esperto rendono possibile prevenire questi scenari disastrosi e preservare i legami familiari.
Interessante in tal senso l’analisi della economista irlandese Clare McAndrew (2010) in merito al range di valutazione all’interno dei quali dovrebbero rientrare i prezzi dell’arte, soprattutto la street art, dove si afferma che quanto pagato indicherebbe e sarebbe influenzato anche dalla parte soggettiva e irrazionale che condiziona i prezzi dell’arte.
Si è visto come l’arte contemporanea, con il suo spostarsi e modificarsi nel tempo sia rispetto all’idea che al concetto, faccia tremare le categorie classiche del diritto d’autore imponendo una nuova riflessione sulla possibilità di concepire una creazione intellettuale basata sulle idee, piuttosto che sull’espressione, specialmente per quanto riguarda l’arte visiva. Difficile gestire tutto questo in una mediazione se non debitamente supportati da professionisti esperti.
Graffiti e street art, benché ora godano di apprezzamento diffuso, sono in realtà nati in un contesto illegale, e tutt’ora trovano disciplina nei diversi ordinamenti delle previsioni di diritto penale e di diritto civile. In quale misura l’illiceità della condotta di realizzazione influisce sull’attribuzione dei diritti d’autore è un aspetto che potrebbe assumere caratteri interessanti in un contesto mediativo.
In ultimo ci piace porre l’attenzione su alcune ultime diatribe legali riguardanti i tattoo distinguendo tra le differenti prospettive quali quella dei diritti dei tatuatori in quanto artisti e autori dei disegni e quella dei diritti dei tatuati, in quanto espressione della propria personalità ed estetica, senza dimenticare complicanze mediche in caso di problematiche connesse a una cattiva effettuazione della prestazione. Significativa la battaglia legale nata dopo il post nel Marzo 2017 sul profilo Instagram da oltre 8 milioni di followers della tatuatrice Katherine Von Drachenberg, illustrazione raffigurante il tatuaggio del volto del musicista Miles Davis in una foto del 1989 del fotografo Jeff Sedlik.
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