La Mediazione sociale ed il conflitto collettivo

La mediazione sociale è un processo di creazione e di riparazione di legame spesso plurimi e di regolazione dei conflitti della vita quotidiana, in cui un terzo imparziale e indipendente tenta, attraverso la riorganizzazione degli scambi tra le persone o le Istituzioni, di aiutarli a migliorare una relazione o a regolare un conflitto che li oppone.


La mediazione sociale si colloca tra le pratiche sociali che pongono al centro del proprio interesse le relazioni sociali, la cura dei legami sociali, la promozione del benessere sociale, il contrasto di fenomeni di chiusura e marginalità sociali. La mediazione sociale può essere una pratica che può essere sviluppata a livello dei quartieri, di strade, di spazi pubblici, di condomini (la cui materia per altro è oggetto di obbligatoria mediazione civile e commerciale) ed ha l’obiettivo di sostenere le risorse delle persone e dei gruppi, valorizzando e stimolando un processo interno al singolo gruppo di riappropriazione dello spazio relazionale, del legame affettivo, solidale e comunitario, sollecitando l’inclusione e il reciproco riconoscimento.

In Italia - in quanto appartenente alla Comunità Europea – trova spazio la direttiva 2012/29/UE che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, in particolar modo con l’attivazione di servizi di facilitazione all’ingresso agli strumenti di giustizia.

 
Importanti esempi di tale dinamica relazionale sono stati attivati all’interno di gruppi di auto aiuto quali Servizi di Assistenza Territoriali svolti in collaborazione con gli Enti Locali.
La direttiva 2012/29/UE, per altro garantisce alle persone vittime di reati, proprio nel contesto di conflitti collettivi che le stesse siano riconosciute, trattate con rispetto e ricevano adeguata protezione, assistenza al fine di poter facilmente accedere agli strumenti di giustizia.

Le relazioni plurime spesso danno origine e si trasformano in relazioni conflittuali con, talvolta, veri e propri atti di violenza. Creare un luogo di apertura, di dialogo, di condivisione, di scambio in cui ognuno possa prendere in carico sé stesso, cercando di trovare sollievo in primis per lui e quindi tentare una risoluzione con l’altro dei propri problemi comuni in un clima di solidarietà e comunione si ritiene sia un’esperienza importate e che potrebbe sorprendere nell’analisi dell’impatto di risparmio di costi pubblici.

 
A tal proposito non si può non rammentare il legale sotteso che a detta della scrivente esiste tra la mediazione sociale e la mediazione umanistica rappresentata dalla sua fondatrice Jacqueline Morineau che già in uno scritto del 2000 rammentava come “la mediazione permette di superare lo spirito individualista, tipico della nostra epoca, per scoprire un’appartenenza attiva alla collettività”.
La sfida diviene quindi quella di so-stare nelle relazioni umane, riconoscendo il conflitto come occasione di crescita, prendendone in carico le fonti e ricercandone le ragioni, per costruire percorsi di conoscenza reciproci.

Avv. Barbara Pezzilli